Il paese del tesoro e la Val Leogra

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Il paese del tesoro e la Val Leogra

Il Paese del Tesoro e la Val Leogra

Caro visitatore, questo sito è un viaggio attraverso le tradizioni  e i ricordi di Torrebelvicino e della Val Leogra

Vieni a scoprirle con noi.

Tratto da “ Vedetta Fascista “ del 05/01/1939

Misterioso tesoro dell'epoca etrusca o romana scoperto in una grotta delle nostre Prealpi? Dubbi e reticenze – L'interessamento delle autorità – Nostro sopraluogo a Torrebelvicino – Realtà o fantasia?    

Di una storia che ha del fantastico e del favoloso, ma che pure sotto certi aspetti, presenta degli elementi degni della più attenta considerazione, stanno in questi giorni , con il massimo riserbo, occupandosi le competenti autorità di Padova e della nostra città. Realtà o allucinazione? Attraverso ad un sottile filo conduttore noi abbiamo avuto la ventura d'entrare in piena storia romanzata. L'averci troviamo dinanzi ad un racconto del più appassionato interesse, che rasenta il fiabesco, ma che pure come abbiamo detto , offre elementi che la cronaca non può trascurare. Senza dover intralciare l'azione in corso intendente ad appurare la veridicità o meno di quanto finora si è potuto stabilire, noi verremo a narrare i fatti con scrupolosa obiettività, senza , per conto nostro, azzardare nessuna ipotesi. Storia che , a nostra volta, saremo tentati di cominciare come incominciano le vecchie e le leggende: C'era una volta.... Ma poiché anche le fiabe hanno fatto il loro tempo, pur essendo in periodo di strenne, vediamo di comporre le cose come ci risultano da una nostra rapida inchiesta, lasciando ogni responsabilità alla persona dalla quale è partito il racconto. Le indagini, o meglio il sopraluogo che verrà compiuto a suo tempo, diranno se si tratta di una allucinazione o di un fatto concreto, definendone bla consistenza. Finchè non si giunge a questo, a noi è lecito, senza perdersi in fantasie, esporre i fatti come essi si sono svolti. Con tutte le cautele necessarie, anzi, diremo, di prammatica in queste assai delicate, tanto più, e questo lo confessiamo subito, che il protagonista, diremo così, della singolare vicenda, da noi avvicinato e interrogato con tutta la.... paziente sapienza della n ostra arte, si è chiuso subito in un diffidente mutismo, manifestando senza sottintesi il proprio disappunto per il nostro interessamento. - Io non ho parlato con nessuno – egli dice in tono reciso – Nè intendo parlare. Le autorità con le quali sono stato a contatto mi hanno rivolto questa raccomandazione, ch'io d'altronde condivido pienamente. Non so come la notizia della mia scoperta abbia potuto trapelare, ma la colpa di ciò, credetelo, non è mia.... Gli diamo atto volentieri. L'unica cosa che noi siamo riusciti a strappare al nostro uomo è stata la sua fotografia. E diciamo strappare, perchè l'abbiamo staccata da una sua vecchia tessera di combattente, vincendo a mala pena la sua riluttanza. Questo è tutto.  Si tratterebbe dunque, della scoperta di un tesoro nascosto in una grotta delle nostre Prealpi il cui luogo e fino ad ora noto soltanto allo scopritore, certo Vittorio Mantese, di 45 anni , abitante in via Silvio Pellico di Torrebelvicino. Un tesoro da Mille e una notte del quale il Mantese, come il drago della vecchia favola, conserva gelosamente il segreto, proponendosi a suo tempo, o meglio – quando le condizioni del tempo lo consentiranno, di condurre sul posto le autorità. Costoro si pronunceranno poi sulla entità della scoperta, sempre ammessa l'esistenza di questo tesoro. Ma procediamo con ordine nella nostra narrazione. Il filo....magico che ci portò ieri alla scoperta dello ….scopritore del tesoro fu la voce intesa che in territorio di Schio, e più precisamente nei pressi di Torrebelvicino, una persona che per ragione del suo piccolo commercio conosce tutti i monti e i sentieri del luogo, aveva scoperto in una grotta, a quanto si diceva, due anfore di fattura romana ricolme di monete d'oro. Era vero, non era vero? Per stabilire la consistenza o meno di questa voce ci siamo nel pomeriggio di ieri recati a Torrebelvicino e la prima frase a noi rivolta appena messo piede in paese fu la seguente – Siete venuti qui per il tesoro? Dunque qualche cosa c'era, almeno qui, la scoperta non era un mistero per nessuno. Anzi, se ne parlava a Torrebelvicino e a Schio da diversi giorni, ma con molto scetticismo – Andate piano...ci avvertirono. Era quanto noi pensavamo , ma un tesoro, per quanto nascosto, è sempre un tesoro. Anzi tanto più tesoro quanto più nascosto... Fu così che cominciammo i nostri....assaggi, proponendoci di avvicinare per ultimo la persona direttamente interessata. Nella notte, tra i monti Nella notte dal 9 al 10 dicembre il Mantese – a quanto ci narrano – attraversando uno dei monti che stringono la loro chiostra incombente sul paese, e di monti, dal Pasubio, all'Enna, Al Civillina, al Summano, ce ne sono parecchi, s'internava in un cunicolo della profondità di parecchi metri. La galleria sboccava in una gran caverna, una speccie di stanzone, e qui il Mantese, al lume di una lucerna, vacillava, non potendo credere ai propri occhi. Al centro della caverna c'erano tre tombe con iscrizioni a lui indecifrabili, intorno cerano le ossa di tre cavalli con preziose bardature e, poco discosto cerano delle statue e dei gioielli che mandavano uno strano bagliore. Il Mantese ritornò in paese senza far parola ad alcuno della romanzesca scoperta. Il giorno seguente egli indirizzò una lettera al Ministero dell'Educazione nazionale, chiedendo quali erano i diritti spettanti a coloro che trovano oggetti antichi di valore. In seguito la notizia della scoperta trapelò e della cosa fu informata la Sovraintendenza delle Antichità di Padova. Pochi giorni dopo il Mantese riceveva la visita della polizia tributaria. Fu tenuta una riunione in municipio, si discusse per parecchie ore, ma il Mantese si rifiutò di dire dove era avvenuta la scoperta. - Il luogo – egli avrebbe detto _ è assai lontano dal paese. Questo fu tutto. Si credette che la grotta, anziché in territorio di Torrebelvicino, avessi a trovarsi in quel di Recoaro, ma nulla di preciso si potè stabilire. La sola cosa che mostrava di interessare il Mantese era la quota che a lui sarebbe spettata per la scoperta. In un secondo tempo si stabilì che il giorno 27 dicembre, il Mantese accompagnato da un incaricato della Sovraintendenza, si sarebbe recato sul posto. Sarebbero stati eseguiti dei rilievi e delle fotografie, mentre al Mantese veniva assicurata la parte che spetta per legge allo scopritore di oggetti preziosi. Senonchè, due giorni prima della data stabilita per il sopraluogo, il Mantese, preparando dei pioli che – egli ci dice – avrebbero dovuto servigli, con delle funi per giungere alla grotta, si ferì abbastanza gravemente alla mano sinistra, con un colpo di scure. Il sopraluogo che avrebbe stabilito l'esistenza o meno del tesoro, fu quindi dovuto rinviare. Questa circostanza, i tentennamenti e la diffidenza stessa del Mantese, sollevarono in paese delle credibilità sulla scoperta. La popolazione è divisa in due correnti: una scettica, l’altra, scartando l’esistenza di cose favolose, ammette che qualche cosa possa esserci. Avviciniamo il Mantese nella cucina della sua abitazione. La casa è povera ma pulita. Con lui la moglie e una sua figlia. Altri due figli sono nei campi. – Quando vi recherete sul posto? – Gli chiediamo. Attendendo il sopraluogo – Prima di tutto, ci risponde il Mantese – bisogna che la neve e il ghiaccio che si sono accumulati all’ingresso all’ingresso della galleria lo permettano. Poi aspetto di guarire perché lassù, siccome siamo su di un’erta, bisogna lavorare di corda e di pioli. Nessun’altra confessione Tentiamo tutte le vie. Gli diciamo – In paese si presta poca fede alla vostra scoperta. Che cosa ne dite? Che cosa ne dite? Potreste esservi sognato? – Non attacca. Il Mantese è furbo - Voi volete farmi parlare – dice – ma io non ho mai detto nulla a nessuno. Quando mi saranno offerte tutte le garanzie, allora li condurrò io sul posto. Dai suoi monosillabi, dal suo dire e non dire, ci facciamo la persuasione – se più il tutto non non è il frutto d’una allucinazione – che qualche cosa di vero c’è nel racconto. In paese, i bene informati tra gli increduli dicono che il Mantese si sarebbe trovato al cospetto di tre tombe d’epoca romana o etrusca, degli scheletri di tre cavalli con ricche bardature, delle statue e altri preziosi oggetti, quali perle, anelli, denaro. Sogno? Realtà? Il Mantese, piuttosto alto, magro, avvolto in una mantellina, ci guarda con un sorriso enigmatico. - Erano soltanto ossa? – Chiediamo. - No - E allora? - Non posso parlare. E’ inutile che insistiate. - Siete ameno sicuro di quanto avete visto? Sarebbe pericoloso per voi insistere se non fosse vero. – E’ vero. Ho visto. Se non mi si fossero creati degli intralci si saprebbe già tutto a quest’ora. Parole ancora più oscure. Cerchiamo di poter strappargli qualche confidenza sull’ubicazione della galleria . Prima si parlava di Torrebelvicino, poi di Recoaro, intorno a San Quirico….Nulla. – Voglio essere io – dice – a condurre le autorità sul posto. Ci congediamo che ne sappiamo meno di prima. - Lo sapevamo – ci dice uno del paese – il Mantese diffida di tutti. In compenso, diciamo noi, gli altri diffidano di lui. Concludendo, per ora, pensiamo che sotto sotto , qualche cosa deve pure esserci poiché sarebbe semplicemente grottesco e pericoloso per il Mantese aver inventato e sostenere di sana pianta un racconto del genere. E poi, a quale scopo? Attendiamo, ad ogni modo, il sopraluogo delle autorità. Osvaldo Parise ------------------